Questione di prospettiva!

Tempo fa, per un compito di scuola, Margherita ha realizzato un disegno. Il risultato finale non la convinceva affatto, ma non riusciva a capire quale fosse il problema. Dopo averle fatto osservare le differenze tra la realtà e la sua rappresentazione, ha capito. La casa in primo piano era minuscola rispetto al bimbo gigante che giocava sullo sfondo. E la stradina che li congiungeva sembrava fluttuare nel prato. Mancava la prospettiva.

La prospettiva è quella tecnica che permette di rappresentare su una superficie piana (un foglio…) un elemento tridimensionale, rispettandone le proporzioni. Ora, voi penserete che la prospettiva sia sempre stata presente nella pittura, ma non è così. Proprio come i bimbi, anche gli artisti, nel corso dei secoli, hanno avuto bisogno di osservare la realtà e trarre le loro conclusioni.

Tra i primi esempi di effetti prospettici che mi sono venuti in mente, ci sono le opere di Simone Martini e Giotto del ‘300 e del Perugino, di due secoli più tardi.

La differenza tra le prime due opere, praticamente contemporanee, e la terza è notevole. In Martini e Giotto non ci sono altre persone se non quelle in primo piano, sembra che le costruzioni sullo sfondo siano deserte. Il Perugino, invece, ha reso viva la sua ambientazione aggiungendo altri personaggi in lontananza. Inoltre ha unito i vari piani con una pavimentazione che mette in evidenza la prospettiva. Un modo raffinato per dare risalto al suo studio prospettico.

Simone Martini

Simone Martini

Giotto

Giotto

Perugino

Perugino

 

Ma veniamo ai nostri giorni. Ho istintivamente collegato il concetto di prospettiva a due nomi: l’italiano De Chirico e lo statunitense Hopper, artisti del novecento. In entrambi i casi gli elementi architettonici e le ombre sono elementi imprescindibili (le ombre di De Chirico diventano quasi tangibili, sembrano parte integrante dei porticati)  così come il senso di solitudine che trasmettono i pochi soggetti rappresentati nei quadri.

De Chirico

De Chirico

De Chirico

De Chirico

Hopper

Hopper

Hopper

Hopper

 

Ed eccoci al disegno di mia figlia. Da quando le ho spiegato la prospettiva e la profondità, si diverte parecchio a metterle in pratica. E i risultati, a volte, sono esilaranti, come questo disegno. La strada ha una pendenza del 90% e le case si “sdraiano” ai suoi lati. Ci sono tre auto che si allontanano, di dimensioni sempre più ridotte (l’ultima, microscopica, ha quasi raggiunto le ultime due casette ancora più microscopiche). Però ci siamo, ha capito. Ora serve solo un po’ di pratica…

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Margherita

4 thoughts on “Questione di prospettiva!

  1. Fantastico! Ho letto cercando tutta la concentrazione possibile in un sabato pomeriggio affollato dai figli in cucina, finché, arrivata al disegno di tua figlia, mi è scappato un sorriso quasi riso. Cosa devo dire? Tutto sommato preferisco quasi il suo disegno, ha una magia deliziosa… i bambini sono anche questo!

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