Picasso e il toro

Solitamente si è portati a pensare che più un disegno sia dettagliato, ricco di particolari e con le giuste sfumature di colore, più sia “bello”. In effetti questo principio era assolutamente valido in passato, basti pensare, ad esempio, al rinascimento o al neoclassicismo, quando la realtà era rappresentata fedelmente. Ma con l’avvicinarsi delle avanguardie, i pittori iniziarono a porsi obiettivi diversi. Vi ho già parlato di Mondrian e dei suoi alberi, del suo tentativo di semplificarne le forme e i colori, riducendo il tutto ad un insieme di linee quasi monocromatiche. Ovviamente Mondrian non è stato l’unico artista a voler reinterpretare la natura per rappresentarne l’essenza.

Pablo Picasso, ad esempio, si è dedicato alla stilizzazione di un toro, disegnato originariamente con tutti i dettagli del caso. Nei vari passaggi, possiamo notare che la figura del toro è stata resa sempre più essenziale, fino ad ottenere poche e semplici linee, prive di profondità e di dettagli, ma che trasmettono comunque la potenza del disegno originale.

Questo ci dimostra due cose.

La prima è che la classica frase: “Lo saprei fare anche io….” non ha alcun senso. Forse saremmo tutti in grado di copiare il toro di “arrivo”, ma in pochi avrebbero pensato di giungere a quella particolare forma stilizzata partendo da un disegno così realistico e ben realizzato come è il primo.

E la seconda è che non sempre la ricchezza dei dettagli rende un’immagine più incisiva.

Detto questo, come era già accaduto con l’albero di Mondrian, mia figlia ha dimostrato un maggiore apprezzamento per il primo toro. Il percorso di “semplificazione” seguito da Picasso, per lei ha poco senso perchè la sua ambizione, per ora, è riuscire a disegnare la realtà così com’è. In fondo, lei i disegni “da bambini” li sa già fare. Forse Picasso voleva, semplicemente, tornare un po’ bambino.

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